Appalti pubblici: pene più severe con il Ddl Anticorruzione

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Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri il disegno di legge Anticorruzione che introduce nuove misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione. Nel dettaglio sono previste pene più severe per chi viene condannato in via definitiva per corruzione con l’esclusione dagli appalti pubblici da un minimo di 5 anni fino a una interdizione a vita, non revocabile per almeno 12 anni neppure in caso di riabilitazione. Per condanne fino a due anni, la durata minima del cosiddetto Daspo può durare da 5 a 7 anni, mentre se la condanna è superiore a 2 anni è l’interdizione a vita.

Tra i reati per cui si rischia il divieto perpetuo a partecipare agli appalti pubblici in caso di condanne superiori a due anni: malversazione aggravata dal danno patrimoniale di rilevante gravità, corruzione per l'esercizio della funzione, corruzione propria aggravata dal fatto di avere ad oggetto il conferimento di pubblici impieghi, istigazione alla corruzione, peculato, concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità, traffico di influenze illecite, abuso d'ufficio aggravato dal vantaggio o dal danno di rilevante gravità.

L'estinzione delle pene accessorie che includono interdizione dai pubblici uffici e il divieto di stipulare contratti con la Pa potrà avvenire solo 'quando siano decorsi almeno quindici anni dal giorno in cui la pena principale sia stata eseguita o in altro modo estinta' e qualora il condannato abbia dato prove effettive e costanti di buona condotta. Il ddl prevede altresì l’introduzione di sconti di pena e di una speciale clausola di non punibilità per chi denuncia volontariamente e fornisce indicazioni utili per assicurare la prova del reato e individuare eventuali responsabili.

Data: 
07/09/2018

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